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00:19
11/08/2008>>commenti
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(¯`·._.·[Iamthedoor]·._.·´¯)
18:24
09/04/2008>>commenti (17)
Visto che non c'è modo di farlo leggere a persone 'del settore' e non ho modo di constatare se questo racconto valga la pena di essere scritto, vi posto il prologo e il primo capitolo... Mi interesserebbe sapere cosa ne pensiate...
Amo il buio. Potrei definirlo mio intimo amico. Lo amo soprattutto perché ti fa dimenticare le forme. E non solo... Il buio nasconde le cose belle ed esalta la forma di quelle brutte. Perché una cosa, fino a che non esce allo scoperto, non è mai brutta... Nel buio affondo tutti i miei pensieri... Le mie paure e le mie incertezze. Entro nel nero più profondo e dopo aver scavato sino a distruggermi le unghie, ne traggo perle per me. Perché scendendo in profondità ti fai del male; ma è dal dolore che escono le perle più splendenti. Nella solitudine che è nascosta nel buio confessiamo i nostri pensieri più profondi, e anche quelli immorali... Al buio ho sfiorato il mio corpo, in preda ad un’estasi devastatrice. Trovo poesia in tutte le cose immorali. Non credo alla verginità spirituale. Non trovo peccato nel voler mischiare i miei umori con i suoi... Non trovo peccaminoso neppure il quasi sentire una mano estranea, ma che in fondo mi è estremamente familiare toccare i miei centri del piacere... Al buio ho urlato silenziosamente il suo nome. Ho pianto immersa nel buio, perché nell’oscurità non conta più niente, i sensi diventano solo quattro. Quando si è al buio contano solo le sensazioni. Conta l’immaginazione, conta il respiro, il calore di un corpo. Nell’oscurità conta quel che si è e non quel che si vorrebbe essere. Non ho mai avuto paura del buio... Ho sempre sentito come se vi fosse nascosto dentro un amico impalpabile... Al buio mi dico tutto quello che voglio sentirmi dire... Me lo ripeto... Perché si dimentica, al buio. Tutto si dimentica. Infatti quando siamo fusi l’uno nell’altra dimentichiamo tutto... Anche il fatto che siamo fratelli... A volte mi capita di pensare a quando tutto cominciò... A quando c’era ancora la luce.
Viola: questo è il mio nome. Mi chiedo cosa fumassero i miei. Mi è sempre stato insopportabile il mio nome. Sì, perché mi sapeva di puttana scafata. Per un certo periodo della mia vita ho anche pensato che mi sarebbe piaciuto diventarlo. Un puttanone coi controfiocchi. Essere pagata per divenire il divertimento temporaneo di un uomo. Sin da piccola ho sempre creduto alla non esistenza dell’amore. Credevo che fosse una cosa inventata ad uso di quelli che si regalano i bigliettini a San Valentino. Invece no. Ho imparato a mie spese che l’amore esiste e fa male. Fa un male cane. Di quelli che ti prendono il cuore, lo strappano, lo tagliano e lo bruciano. E se si trovano, ci sputano anche sopra. E io odio il mio nome. L’ho già detto? Ogni volta che appongo una firma ad un documento o consegno un compito a scuola maledico chi ha avuto l’idea di chiamarmi a questo modo. Sì, i miei. Non li odio sul serio. Ma loro mi hanno fatta soffrire. Anche perché hanno generato me... insieme all’uomo che amo. Che c’è? Sembri sconvolto... Amo mio fratello e allora? È un peccato? Sì? Credi? Io credo di no... Perché l’amore è un sentimento che ti suscita mille emozioni. Può un’emozione essere considerata peccato? Un’emozione è, di norma, una delle cose più pure che un essere umano prova. Ciò che mi lascia interdetta è la facilità con la quale queste si perdano. L’individuo sta perdendo sempre più velocemente la capacità di emozionarsi. Ma resta uomo in quanto conserva la ‘volontà’ di emozionarsi. Ma cosa succederà quando non ci sarà più la ‘volontà di emozione? Non lo voglio sapere. Io mi emoziono e ho ancora voglia di farlo. E lo farò fino a quando morirò. Credo. L’incesto. È una cosa che io per prima ho rinnegato. Ma poi... Ci si è messo di mezzo il cuore... E ho capito che la voglia che mi aveva presa non era la voglia di una semplice scopata. No, era la voglia di tenerlo tutto per me. Di amarlo e possederlo. Come se fossi la sua ragazza... Non importava se il cognome che portiamo è lo stesso... Né mi importa il fatto che viviamo sotto lo stesso tetto. Io sono fatta così. Ciò che voglio me lo prendo. Non importa a che costo. Nella mia vita non ho desiderato nient’altro che lui. Beh, più che nella mia vita, nel mio breve cammino. Non ti ho detto che ho solo 18 anni? Sembri scioccato. Sì, sono maggiorenne e certe scelte le posso fare. Ti stai chiedendo come è cominciata la cosa? Beh, te lo dico io.
Mio fratello si chiama Leonard. Questo perché mio padre è un fan appassionato di Leonard Cohen. Leonard è più piccolo di me di qualche mese ma la cosa non si nota, visto che mi supera in altezza di molto. È un bel ragazzo mio fratello. I suoi lisci capelli castani mi sono sempre piaciuti. Quando li taglia io non sono mai contenta... Mi piacciono di più quando sono lunghi. Sembra un vichingo. E io odio i vichinghi e le persone che gli somigliano. Ma amo mio fratello. I miei gusti sono opinabili quando si tratta di lui. Può fare qualsiasi cosa e io resto lì in silenzio a guardarlo. Non so dirgli niente. Tranne “Ti amo” e “Scopami ora”.
Sì, con lui mi comporto molto da troia. Rendo giustizia al mio nome. Leonard è un tipo di ragazzo che piace. È divertente vedere lui che rifiuta le ragazze con cui esce perché è innamorato di me. Io gli ho sempre detto che quando vuole può avere qualche altra donna, perché io non volevo limitargli la libertà. Gliel’ho detto in una maniera così convincente che stavo per crederci anche io. Poi il pensiero di vederlo con un’altra ragazza ha cominciato a scavarmi dentro lo stomaco. Pesantemente. Mi sono sentita morire. Avevo il sangue alla testa e la voglia di vederlo morto con la tizia che gli stava accanto cresceva sempre più. Non mi importava che la tizia non esistesse affatto e che fosse frutto della mia immaginazione. Doveva morire comunque. Sono gelosa io. Di tutto e tutti. Anche di quello che non c’è ma che potrebbe essere. Ammetto che non è una cosa buona, visto che mi impedisce di godermi a fondo i momenti in cui siamo una cosa sola. Uno dei miei migliori amici, era addirittura geloso del passato della sua ragazza. Inutile dirvi che non ascoltava in nessun modo me, che gli dicevo che era una cosa stupida, una cosa che l’avrebbe soltanto rovinato. Gli spiegai che il geloso muore cornuto. Ma nonostante il mio ricorso al luogo comune numero uno, lui non mi credette. Beh, ha finito per uccidere sé stesso e la sua ragazza. Una tragedia. Eppure, dopo la sua fine ho avuto modo di ripensare a quello che mi diceva. Ho capito solo dopo cosa significasse per lui “essere il numero uno”. La paura che si ha di essere rimpiazzati, anche solo per un momento, dal pensiero di qualcuno che è venuto prima. O che può venire dopo. Ogni tanto ripenso a lui e al suo sorriso che a mano a mano diventava più triste. Ricordo la sua ragazza, bella come poche. Il suo sguardo mi dava l’idea di una persona che non sapesse dove abitasse la tranquillità. Mi diceva di essere tranquilla solo tra le sue braccia. Tra le braccia di quella persona che amandola troppo, finì per ucciderla. Ho pregato per loro al buio. Ho capito che la gelosia combina solo guai. Così come l’amore. Ma senza l’amore non si può vivere. Cioè, non ci si accorge di vivere. Chissà se il mio amico ha mai sentito di essere vivo.
Io e Leonard siamo cresciuti insieme. Abbiamo vissuto i nostri cambiamenti insieme. Io ho visto la sua voce cambiare, lui ha visto i miei seni crescere; io ho avvertito la sua prima erezione lui ha saputo del mio primo ciclo. Ci siamo sempre confessati i nostri turbamenti. Siamo troppo amici per essere fratelli, lo ripeto sempre. Siamo troppo simili, troppo. Sarà questo che forse non ha fatto nascere tra noi un certo senso d’antipatia, come in tutte le coppie di fratelli. Resta il fatto che Leonard correva sempre da me per qualsiasi cosa ed io l’ho sempre aiutato. Spesso a scuola veniva schernito perché è dislessico. Faticava il doppio degli altri per imparare a leggere e a scrivere... Conservo tuttora un bigliettino che mi scrisse. C’è scritto:”Viola ti aom”... Beh, il senso era chiaro... La dislessia lo faceva sentire stupido. Menomato, quasi. Ho passato molte giornate a farlo piangere accanto a me. Leonard sente in qualche modo di essere speciale. Sa di doversi sudare le cose. Scrive, Leonard. Scrive poesie che nessuno leggerà mai. Contorte, sessuali, piene di simboli e di sperma... Le sue poesie sono oscenamente deliziose. Non è dislessico, quando scrive seguendo i suoi istinti. Beato lui. Io ho provato a disegnare e a dipingere con alterne fortune. Alterne è un eufemismo. Disegno e dipingo male. Lui ha la strana e invidiabile capacità di riuscire in qualsiasi cosa si metta a fare. Ha fallito come calciatore. Dice spesso di saper giocare bene al calcio. Se ne vanta. Ma non ha nessun amico che condivida la sua passione. Leonard è un tifoso sfegatato ma non riesce a coinvolgere nessuno. Neppure me, che del calcio, me ne frego altamente. Si sente frustrato per questo. Quando a volte riunisce gli amici per vedere una partita insieme, si sente a disagio comunque. Sente quasi come se ogni sua mossa fosse valutata e soppesata. Ha paura di tutto, Leonard. Di tutto e di più. Io sono peggio di lui ma non glielo posso dire. Come reagirebbe se sapesse che la donna che lo sostiene è in realtà mille volte più fragile di lui?
Spesso penso di essere una persona stupida. Mi sembra di essere sempre e perennemente fuori luogo. Non so dirtelo di preciso, so solo che mi sento inadeguata a tutto. Alla vita sociale, all’amore, all’amicizia. Mi sento inadeguata persino alla solitudine. Mi sento sicura solo quando sto nel mio lettino a riflettere al buio. Anche se il mio riflettere non è mai sereno. Credo che la serenità non sia una mia peculiarità. Sono inquieta io. Tutte le ore del giorno. Sono una paranoica non-stop. Ventiquattro ore su ventiquattro di ansia. Una volta telefonai ad un telefono amico. Mi ricordo ancora il nome del tizio che mi rispose. Si chiamava Valerio. Mi ricordo che lui cercava di tranquillizzarmi e di farmi sentire più sicura dei miei mezzi. Gli dissi che avevo pensato al suicidio. Sentii la sua voce farsi un sussurro:”No, Viola... Una con un nome del genere non può uccidersi... Hai mille speranze... Sei una ragazzina intelligente...” E altre menate del genere. Dopo due ore di telefonata è finita che è stato lui a scaricare su di me i suoi problemi. “Sai quanta gente depressa devo sentire ogni giorno? Tutti che parlano del suicidio... e qualcuno ha motivazioni molto convincenti... Sembra quasi che ti chiedano il permesso di farlo...” Odio questo tipo di non-professionisti. Sono io che chiamo per risolvere i miei problemi. Però quel tizio mi stava simpatico. Da allora adoro tutti i Valerio. Li amo proprio. Leonard è un po’ geloso. Ma uno che si chiama Valerio me lo farei volentieri.
Mi sento stanca in questo periodo. Stanca e stressata. Mi fanno ridere quelli che dicono che “gli adolescenti hanno una vita piena”. “Piena di merda”, ribadisco io. Ma quelli che fanno gli psicologi, hanno idea di cosa significhi essere adolescente? Penso proprio di no. I vecchi che parlano dei giovani sono una cosa inguardabile. È come se Paris Hilton parlasse di castità. Sono un’adolescente strana io. Sono troppo vecchio stile per appartenere a questo periodo storico. I miei miti sono tutti morti. Jim Morrison, Freddie Mercury, Kurt Cobain; ma anche Janis Joplin, Jimy Hendrix, John Lennon. Ho quasi paura di dire a qualcuno che lo stimo. Se poi muore me ne danno la colpa.
Ah,
È successo così anche con una ragazzina, molto più piccola di me. Una tipa perspicace, in grado di metterti subito a tuo agio. E poi ha cervello. Non capita tutti i giorni di incontrare una quindicenne così. È intelligente, molto. E ride tanto. Io sono portata poco per i motti di spirito, di solito copio quelli di mio fratello. E faccio sempre colpo. Ho conosciuto questa ragazzina meno di due settimane fa. Le ho dato un soprannome, non perché il suo nome non mi piaccia ma perché mi piace chiamare la gente in un modo non usuale. L’ho chiamata Pearl. Come
L’ho vista una volta sola. Sotto casa sua. Eppure il ricordo della sua maglia, con la stampa di “Arancia Meccanica” è molto forte. Ride Pearl. Ride sempre. Forse non si rende conto di nutrire la speranza di qualcuno con quel sorriso. Ha solo quindici anni Pearl. Ma spero che rimanga così. E se potrò farle da sorella, sarà una gran vittoria.
Mi piace conversare con lei di tutto lo scibile umano. Ma come dico a una persona così che sono innamorata follemente di mio fratello?
Ho un grosso problema nei rapporti con la gente. Non so dimostrare a qualcuno quanto bene io gli voglia. Sarà perché i gesti che faccio io per dimostrarlo sono di così largo consumo da aver perso ogni senso. Io abbraccio. Io dico “Ti voglio bene”. Queste sono cose sorpassate ormai. Perché chiunque si abbraccia e si dice “ti voglio bene”. Io non lo dico a tanti. Lo dico davvero a poche persone. Perché difendo pudicamente i miei gesti. Io abbraccio la gente per stabilire contatto umano. Per dare un calore che le parole, per quanto dolci, non riescono a dare. Il mio abbraccio è un modo per dire:”Sei una persona preziosa per me, non lasciarmi da sola”. Per dire che ti voglio bene poi, devo sentirlo scaturire dal cuore. “Ti amo” l’ho detto a due persone. Ci credevo soltanto in una occasione. Nell’altra scherzavo. Credo che una frase del genere non possa essere sprecata così. Perché rovinare un’immagine così nitida? È come sputare su un quadro di valore, o dare alle fiamme il più bel libro del mondo.
Io ho problemi a stare con la gente. Soffro di un disturbo psicologico che sfocia quasi nell’autismo. È una sorta di agorafobia estesa. Nel senso che io non ho paura degli spazi vuoti. Io ho paura dello spazio nel senso puro. Che una piazza sia vuota o che sia piena di gente, a me fa paura lo stesso. E parto col sentirmi spaesata e per reazione mi mangio le unghie.
Questo sabato sono stata nella piazza più “out” della mia città. Il luogo degli esseri alternativi. Dove punk e vita si fondono con gli occhiali firmati e i jeans di stilisti con un'idea originale della sessualità promiscua. I volti amici erano quattro, il resto erano facce sconosciute. Siamo arrivati in questa piazza alle 21:30. Alle 21:32 volevo essere già a casa. Leonard mi tranquillizzava, cercando di non farmi mangiare le unghie così platealmente. Volevo sprofondare e trovare un posto per me nel vuoto. Mi sono calmata per un po’, ma tremavo. La gente mi fa estremamente paura. I miei coetanei poi ancora di più. Mi sono messa ad osservare i movimenti della gente. Tutto richiamava un certo clichè anni ’80. Tutti a “dover mostrare” di essere qualcuno o qualcosa. Che schifo. Tutti fossilizzati nei loro schemi mentali. Tutti e dico tutti, a qualsiasi categoria appartengano, dichiarano di essere “contro”. Ma contro cosa? Io credo siano contro la propria libertà. Per identificarsi in qualcosa o in qualcuno, comprano dei simulacri. Ho passato anche io un periodo così. Ma ora l’ho superato. Speriamo che anche loro imparino che per essere “Metal” (Odio il solo pensiero del Metal) non c’è bisogno mica di vestire sempre nero e con maglie di gruppi o catene o borchie. E che imparino che il punk non è tagliarsi con una lametta, e che soprattutto, il punk era la voglia di stare insieme. Ai concerti dei Sex Pistols ci andava gente in giacca e cravatta, eppure si definivano punk. La piazza dove m’hanno portata è il luogo della diversità. Sì, il luogo della diversità omologata.
Odio profondamente la gente. A volte sono estremamente misantropa. Credo che questo non aiuti per niente la mia agorafobia espansa. Non sopporto niente e nessuno. Non so perché sono fatta così. Sarà forse perché non credo negli esseri umani. E ho qualche riserva su Dio. Non capisco il concetto di fratellanza. Non lo capisco come principio né come derivazione di un’amicizia. Dalle mie parti si dice che “fratelli e sorelle stanno solo in convento”. È vero. Tra amici si parla tanto, forse troppo, di sorelle e fratelli. Ma la realtà è ben diversa. Noi esseri umani siamo estremamente egoisti ed egocentrici. Credo ci sia un problema di base nel concetto di amicizia. Cioè quello dello Stupamoressato. Un uomo fa l’amico o l’altruista solo se è stupido, innamorato o ne ricava interesse, quindi interessato. Mi segui? No? Dai, rifletti un po’. Usa il cervello. Chiedo troppo? No, non sottovalutarti. Ragionaci, pensaci un attimo. Quando è stata l’ultima volta che hai fatto una buona azione? Ci hai pensato? Bene. Perché l’hai fatto? Non dirmi “Perché lo sentivo...”, non mi va di essere presa per il culo, a parte da Leonard. Perché te ne interessava qualcosa. Perché in realtà volevi incassare il “grazie” per sentirti più utile a fine giornata, o perché volevi prendere punti verso la persona a cui hai fatto l’azione o perché sei stupido e non riesci a capire come spendere il tuo tempo per bene. Sto esagerando, vero? Non lo so bene, ma avverto di aver calcato troppo la mano. Perché ognuno di noi in fondo vuole bene a qualcuno. Ma molto in fondo. Da questo pensiero non mi schioda nessuno. Si vuole bene solo per interesse. Lo credo fermamente. Io voglio bene un po’ per indole e un po’ per non sentirmi inutile. In realtà sarei cinica, infame e profondamente cattiva. Sarei molto più intransigente di quanto non sia ora. Il fatto è che non puoi essere te stessa con nessuno. Tutti sono pronti a farti partacce per un tuo difetto, ma se tu muovi una critica banale, si difendono allo stremo e alla fine sei tu quello in errore. Se tu sbagli “hai qualcosa che non va”. Se sei tu a dire che qualcosa non ti sta bene “Io faccio questo, questo e questo...” e alla fine tutto si perde in un mare di parole. Io userei qualsiasi persona sulla faccia della terra per arrivare a poter vivere una vita tranquilla, ma mi manca il coraggio di farlo. Io voglio bene perché innamorata e perché sono profondamente stupida e insicura. Sono così stupida che mi è capitato di innamorarmi di mio fratello. Sì, sono proprio stupida.
Il fatto è che molto spesso le cose non vanno come pensi. Neppure minimamente. Ci sono momenti in cui una cosa ti sembra scontata. Due minuti dopo, non lo è più. Purtroppo le cose accadono. E tu non puoi farci niente. Credo che la cosa che più rappresenti gli esseri umani è una barca in balìa del mare. E non farmi spiegare tutto.
Se ti fai spiegare queste cose, non è che fai bella figura.
Sono incazzata. Profondamente. Con tutto e tutti. Mi piace un sacco la mia rabbia. È estremamente distruttiva. Quando sono arrabbiata punto tutti. Non esiste che qualcuno scansi il mio odio. Me la prendo con qualsiasi cosa mi capiti tra le mani. So che non è la cosa più giusta da fare. So che forse dovrei invidiare le persone con un self control molto spiccato. Ma in fondo, me ne importa giustappunto un cazzo. Non voglio essere un’altra. Voglio essere me stessa. È già difficile vestire i miei panni, figuriamoci quelli di un’altra persona. Mi piace quando la gente dice: “Mettiti nei miei panni”. Così trovano il modo di giustificare tutto quello che fanno. Puah.
Sono incazzata. Si nota? Avrei quasi voglia di prendermela con te che leggi. Avrei tanta voglia di farti del male. Tanta voglia. O forse no. Forse voglio fare del male a qualcuno per evitare di tagliarmi di nuovo. L’ho fatto una sola volta in tutta la mia vita. Ogni tanto ne sento la volontà. Ma ho promesso. È una cosa stupida, tagliarsi. Ma a volte la stupidità è l’unico rifugio dalla follia.
È solo perché sai che le cose non andranno mai come vuoi che diventi folle. Ognuno di noi è roso dai propri desideri. È solo perché speriamo che soffriamo. Se si smette di sperare, forse, e dico forse, si può vivere meglio. È solo perché speriamo sempre in un “sì” che poi ci troviamo davanti a raffiche di “no” che non sappiamo come prendere. E di solito lo prendiamo in quel posto. E soffriamo. Cazzo se soffriamo. (Sto diventando volgare?). Moriamo. Altrochè se moriamo. La gioia è il realizzarsi di qualcosa di insperato. Come la squadra di Leonard che vince lo scudetto. Mi sa che Leonard morirà senza questa gioia. Beh, il fatto è che più si desidera più si resta male se la cosa non si realizza. Mai aspettato un bus sotto la pioggia e poi avete finito per farvela a piedi? Questa forse è la vita... Sì, credo in fondo che la vita sia “L’inutile sperare”.
Ci sono momenti in cui sai che andare avanti ha un senso di inutilità. Forse è meglio che mi fermi qui.
(¯`·._.·[Iamthedoor]·._.·´¯)
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